NEGROAMARO

Descrizione

Ben diffuso e conosciuto in Salento con questo nome, è stato recuperato come Cestoneia a Vico del Gargano (FG) e Amantunico a Gravina di Puglia (BA); a Salve, nel Gallipolino, è anche detto Ùa cane (Uva cane), sinonimo storicamente confermato (Fonseca, 1892a) e per errore Gerusalemme nera, denominazione che si riferisce invece ad una cultivar distinta. Per incrocio con la Malvasia bianca lunga ha dato origine alla Malvasia nera di Brindisi/Lecce (Crespan et al., 2008b).

Notizie storiche

Uno dei primi studiosi a interessarsi di questo vitigno fu probabilmente Achille Bruni (1872) che riferisce di un’uva nera, molto coltivata in Salento, con grappoli mezzani e acini a forma di prugna o di oliva, di nome Nero-Amaro. Lo stesso autore afferma che il nome del vitigno riflette le caratteristiche del vino che se ne ot­tiene, molto ricco di materia colorante e parti­colarmente tannico, quindi amaro.

La prima de­scrizione pubblicata da Giuseppe Frojo (1875), come pure le descrizioni successive condotte da altri autori (Frojo e Cettura, 1877-85; Licci e Frojo, 1881), sono ben aderenti ai caratteri che ritroviamo nel Negro amaro attuale. Quanto ai sinonimi, quello di Uva cane diffuso nel Capo di Leuca (Fonseca, 1892a), è attualmente ancora in uso, mentre la denominazione Lagrima o La­crima (Cantina Sperimentale di Barletta, 1897; Dalmasso, 1946; Del Gaudio e Panzera, 1956) è impropria, visto che indicherebbe un’altra varietà.

Nelle altre provincie pugliesi, il Negro amaro era coltivato in minor misura (Perelli, 1874) e probabilmente conosciuto con nomi di­versi. Di Rovasenda (1856-1913), ad esempio, sosteneva di aver individuato nel circondario di Altamura un vitigno detto Ranicuglio nero, a suo parere identico al Negro Amaro.

Descrizione morfologica

Germoglio: apice cotonoso, di colore bianco verdastro, con orli rosati. Foglioline apicali a coppa, bianche con orli rosa intenso, inferiormente molto cotonose. Quarta fogliolina piana e un po’ bollosa, verde chiaro appena dorato, molto lanuginosa inferiormente.

Tralcio erbaceo: con estremità appena ricurva e portamento da semi-eretto a eretto, con internodi di media lunghezza, verde su entrambi i lati o appena striato di rosso su quello dorsale, lanuginoso. Viticci molto lunghi e sottili, verdi.

Foglia: grande, cuneiforme, pentalobata, con seni inferiori poco profondi e lobi laterali superiori allungati, che non divergono affiancando il mediano. Lembo finemente bolloso, lucido, con margini nettamente involuti. Seno peziolare ad U, aperto, talora con un dente. Nervature rosa alla base. Denti grandi, di medie proporzioni, con margini da rettilineo-convessi a convessi. Pagina inferiore molto lanuginosa e nervature con setole corte. Picciolo medio, rosato.

Grappolo: di medie dimensioni o medio-piccolo, allungato, conico con punta arrotondata, in genere senza ali o con ali brevi, serrato (lunghezza media 16,5 cm; larghezza media 9,0 cm). Peduncolo molto corto, inserzione del grappolo prossimale al 2° nodo.

Acino: di medie dimensioni, ellissoidale (Ø long. 14,3 mm; Ø equat. 9,0 mm; Ø long. / Ø equat. 1,6). Buccia di colore blu-nero, ben pruinosa, spessa, leggermente astringente. Polpa agglutinata intorno ai vinaccioli, dolce e acida, di sapore leggermente amarognolo. Vinaccioli piuttosto grandi.

Diffusione, coltura e utilizzazione in Puglia

Nella seconda metà del XIX secolo il Negro amaro era il vitigno più diffuso nel Leccese e costituiva più di un terzo dei vigneti del Brindisino mentre nel Barese e nel Barlettano era coltivato in piccole proporzioni (Perelli, 1874; Frojo, 1875; Regia Cantina Sperimentale di Barletta, 1897). Secondo Dalmasso (1946) il Negramaro fu molto utilizzato per la ricostruzione dei vigneti, diffondendosi maggiormente dopo l’invasione fillosserica. Infatti, a metà ‘900 questa cultivar rappresentava nel Brindisino il 65% della superficie vitata in pianura e il 5% in collina; nel Leccese era
il vitigno più importante, spesso consociato con la Malvasia nera (Del Gaudio e Panzera, 1956). Attualmente il Negro amaro interessa in Puglia una superficie complessiva di circa 11.892 ha (AGEA, 2015), di cui il 93% concentrato nelle provincie di Lecce (6.644 ha) e Brindisi (4.456 ha), seguite da Taranto (703 ha), Foggia (68 ha), BAT (8 ha) e Bari (13 ha). Secondo Licci e Frojo (1881) era coltivato ad alberello, senza sostegni e preferiva la potatura corta. Da Del Gaudio e Panzera (1956) apprendiamo che il Negro amaro sopporta bene le brinate, ha una buona resistenza a oidio e peronospora ma è sensibile alla muffa grigia.Veniva vinificato da solo o insieme ad altre uve, in particolare alla Malvasia nera (Licci e Frojo, 1881). Vinificato in purezza produce un vino dal colore intenso, rosso granato che veniva anche usato come vino da taglio o coupage: secondo alcuni mescolando il Negro amaro con una giusta quantità di uve bianche si ottenevano vini da pasto molto gradevoli (Regia Cantina Sperimentale di Barletta, 1897; Perelli, 1874). Attualmente le sue uve vengono vinificate in purezza per produrre vini rossi e rosati, o in uvaggio soprattutto con Malvasia nera di Brindisi/Lecce e Montepulciano (De Palma et al., 2012b). Il Negro amaro è presente in 14 DOP Pugliesi: Alezio, Copertino, Gioia del Colle, Lizzano, Nardò, Rosso di Cerignola, Squinzano, Brindisi, Galatina, Leverano, Matino, Negroamaro di Terra d’Otranto, Salice Salentino, Terra d’Otranto. Rientra in tutte le 6 IGP Pugliesi: Daunia, Murgia, Puglia, Salento, Tarantino, Valle d’Itria.

Caratteristiche vegeto-produttive e tecnologiche (medie triennali in collezione)

Germogliamento: terza decade di marzo

Fioritura: prima decade di giugno

Invaiatura: prima decade di agosto

Maturazione dell’uva: ultima decade di settembre.

Solo l’epoca di maturazione trova corrispondenza con quella della varietà Sangiovese, mentre risultano più precoci germogliamento e invaiatura, più tardiva la fioritura.

Habitus vegeto-produttivo: ottima vigoria, produzione costante e abbondante. Buona affinità d’innesto con tutti i portinnesti comunemente utilizzati.

Fertilità reale: 2,15

Peso medio del grappolo (g): 372

Peso medio dell’acino (g): 1,87

Indice di Ravaz: 5,16

Caratteristiche del vino sperimentale: Se vinificato con macerazione delle bucce, il vino si presenta di colore rosso rubino abbastanza intenso, con tenui riflessi violacei. Buona complessità aromatica con prevalenza di note vegetali fresche e secche, ma anche deboli sentori di frutti rossi maturi. L’equilibrio complessivo è buono. Il vitigno si presta bene anche all’ottenimento di vini rosati e spumanti.